mercoledì 21 gennaio 2015

Crudo a puntino

Se dovessi associare una sensazione fisica alla solitudine, sarebbe senza ombra di dubbio il freddo, quello che dalle mie parti chiamiamo "il freddo crudo". Qui il clima secco è una sorta di presunzione tipo la fusione nucleare a freddo. Il midollo pare inzupparsi dell'umidità che penetra nelle ossa, le articolazioni gonfie si muovono con stanca fatica. Si possono indossare milioni di vestiti, diventando una cipolla a strati di lana e cotone caldo, ma non si riesce ad impedire l'avanzata trionfale del gelo. E non è affatto necessario che ci sia una temperatura polare, no, basta poco. Già, basta poco per provare quella stretta morsa che fa rimpiangere il proprio rifugio calduccio, un bel plaid foffoso e una tazzona di tè bollente tra le mani.
Nostalgia? Sì. Chiusura? Anche. Immobilità? Ce l'ho.
Però mio papà mi ha insegnato che senza questa piccola crudeltà naturale la primavera e l'estate non sarebbero altrettanto produttive e che c'è da preoccuparsi quando l'inverno non è sufficientemente spietato.

4 commenti:

  1. Tuo papà ha ragione! Senza la neve su in montagna sai quanto cibo in meno per gli animali selvatici e non solo...

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  2. In Piemonte non vendono i plaid foffosi, non è giusto!

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